20 ottobre 2007
Prendere parola
Cari lettori, cari autori,
con questo primo pezzo, dal carattere squisitamente introduttivo, nasce il… portale? Blog? Magazine? Nasce in ogni caso il sito web “Prendere Parola”.
Comunque lo si voglia definire, Prendere Parola si apre come spazio di libero scambio per le idee, luogo di visibilità per TUTTI i punti di vista ed esperimento sui modi del libero scambio d’informazioni e punti di vista.
L’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sancisce la libertà di “[...] cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo [...]“. Un principio altamente democratico la cui applicazione sembra quasi pensata, in un’epoca assai anteriore alla sua ideazione, proprio per le potenzialità di comunicazione messe a disposizione da Internet.
Questo vincolante passaggio di uno dei trattati fondamentali del diritto internazionale, ribadito dall’articolo 11 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, stabilisce esplicitamente il principio della libertà di utilizzo passivo ed attivo del mezzo di comunicazione, dando modo ad ogni cittadino di adempiere al proprio diritto/dovere di esprimere un punto di vista sui temi di interesse pubblico, sulle scelte politiche e sulle condizioni di vita di tutti.
Il problema principale che ci siamo dovuti porre nel pensare questo “palco” per le idee di tutti, riguarda il mantenimento di un eventuale “alto livello qualitativo” dei contenuti, a fronte di un’ideale e assoluta libertà di accesso e di espressione.
Come in esperienze precedenti, abbiamo voluto distinguere due “livelli di comunicazione”: da una parte i pezzi (articoli) d’apertura di ogni singola discussione, vagliati e selezionati in base al loro interesse, al loro contenuto informativo e, perché no, alla loro leggibilità.
Dall’altra i liberi commenti, intesi come strumento per il diritto di replica, occasione di integrazione e ampliamento e, in definitiva, modo in cui si dovrebbe concretizzare la vera missione di Prendere Parola: la garanzia di un accesso attivo ai mezzi d’informazione.
La nostra idea è che tutti possano sottoporre articoli e commenti, con la possibilità però di filtrare quello che in altra sede abbiamo definito “rumore di fondo”, cioè quell’attitudine di alcuni di abusare degli spazi di libera espressione per affermare ovvietà e imbastire sciocchi battibecchi, che poco hanno da invidiare al mediocre livello dei mezzi di comunicazione di massa tradizionali.
La critica che usualmente si muove a questo uso della Rete è proprio che in tal modo si dà spazio solo all’attitudine becera e volgare di pochi, rispetto alla silenziosità dei molti e al rifiuto d’intervenire di coloro che, idealmente, dovrebbero essere capaci di esprimere punti di vista “d’alto profilo”: politici, giornalisti, intellettuali, ecc. La risposta tradizionale a questo “rischio”, cioè mantenere “alto” il livello del dibattito con una selezione “qualitativa” e preventiva degli interlocutori, è sensata solo a prima vista . Troppo comodo!
Questa strategia di delimitazione del campo d’interlocuzione nasce, a nostro parere, da una difficoltà diffusa nell’intellighenzia a gestire punti di vista eterodossi. È il tremendo conformismo che investe tutte le categorie dei “lavoratori intellettuali” ciò che impedisce un pieno sviluppo di una comunicazione democratica, non il presupposto “basso livello” di chiunque non ricopra una carica ufficiale. Non saremo noi a dare simili “patenti”: ognuno deve essere giudice delle proprie e delle altrui affermazioni. Ciò non toglie, naturalmente, che volendo offrire un simile servizio non ci si può sottrarre alla responsabilità di moderazione e perfino di censura, per evitare che il disegno di uno spazio libero si trasformi in un inutile ammasso di insulsaggini.
Si tratta evidentemente della ricerca di un equilibrio instabile e difficile. Il nostro atto di fiducia – se non di fede – è che uno spazio aperto non stimoli i livelli più bassi del “prendere parola”, ma anzi accenda in tutti la voglia di dare sviluppo al proprio pensiero, argomentando, documentando e facendo lo sforzo di smorzare i toni più viscerali ed emotivi. L’ampio ritardo culturale di molte categorie insospettabili, dai professori universitari agli operatori dell’informazione, rende l’uso del mezzo informatico ancora tutto da esplorare, alla ricerca dei modi per garantire qualità, completezza e libero accesso.
Con questo spirito vogliamo dare avvio a una generale discussione sui temi della vita pubblica, astenendoci, con britannica aspirazione alla neutralità, da abbracciare i punti di vista di questa o quella forza sociale e politica, ma assicurando a tutti pari spazio e pari legittimità. Dire questo in Italia appare a noi per primi un vuoto esercizio retorico, ma è proprio quello che, da oggi in poi, cercheremo di fare.
Prendere Parola è infatti certificato “libero da collegamenti a movimenti e partiti politici”, sia in senso negativo sia in senso positivo. Non saremo certo noi a barricarci dietro atteggiamenti discriminatori: siamo pronti a dare spazio a tutti, ma senza dipendere da nessuno. Vedremo nel tempo, se questa condizione d’isolamento si rivelerà infine un vantaggio o un handicap.
In ultimo, non possiamo esimerci dal sottolineare come Prendere Parola nasca da Siena e per Siena, intesa come “vasta” comunità e non strettamente come città. Il primo dovere di servizio è quello di affrontare i temi di questo territorio così particolare, nella sua struttura sociale e antropologica, con le sue chiusure e le sue peculiarità.
Ciò certo non toglie che il respiro di molti argomenti che si affronteranno in questo spazio avranno spesso, almeno noi speriamo, un valore che trascenda il piano locale e il mero rapporto Siena-Resto del mondo. Un altro scopo importante è proprio portare questa città, questo territorio, nel dibattito nazionale su tutti i temi che fanno dell’Italia una democrazia incompiuta, non in senso deteriore, ma nel senso di quel necessario e continuo completamento di cui qualunque vera democrazia ha sempre bisogno.
Proprio per far questo è necessario che ci facciamo tutti carico delle nostre responsabilità e “prendiamo parola”!
Daniela Langella detto,
19 dicembre 2007 a 11:16
Allora, amici, ci siamo, si parte!
Rispetto alla bella intorduzione di Gregorio, dove riconosco lo spirito con cui mi appresto a questa nuova esperienza comunicativa, voglio aggiungere solo qualche riflessione. Ciascuno di noi ha le proprie idee e, si sa, nessun osservatore può essere mai del tutto neutrale. La narrazione di un fatto, la descrizione di un evento risente sempre della weltanschauung dell’osservatore. Questa, a mio modo di vedere, va resa esplicita, discussa e condivisa. Sottoposta essa stessa al vaglio critico di chi legge. Prendere parola è un sito che consente un’interazione costante tra gli autori e i lettori: questo, mi auguro, sarà fonte di apprendimento e di cambiamento reciproco.
Ancora: il sito si dichiara "libero da collegamenti con movimenti e partiti politici". Non è roba da poco. La libertà richiama sempre il concetto della responsabilità. Prendere parola è un diritto e un dovere, un esercizio di responsabilità che non può essere sempre demandabile ad altri, giornalisti, intellettuali, professori, politici, partiti e quant’altro.
Dunque, in bocca al lupo a tutti e che l’avventura abbia inizio!
Mario Ascheri detto,
19 dicembre 2007 a 11:18
Cari Amici,
auguroni per l’iniziativa! Credo fondamentale un’iniziativa del genere in un mondo ormai chiuso in modo impressionante rispetto a un passato non lontano. Un tempo – che sembra oggi lontanissimo – era normale che un’associazione convocasse un incontro su un tema e mettesse attorno a un tavolo esponenti di tendenze assolutamente diverse. Altrimenti che dibattito era? Ora ognuno chiama i suoi, relatori e pubblico; ogni occasione è buona solo per rinsaldare le fedeltà. Non so se questa involuzione sia anche di altre città, ma qui è evidente. Il Comune di Siena ha fatto anche di peggio, perché la faziosità l’ha alimentata con soldi pubblici, affidando l’organizzazione dei dibattiti del c.d. Buongoverno (molto ‘pseduo’dibattiti) ad associazioni collaterali della maggioranza: quasi per scaricare su di loro l’accusa eventuale di faziosità?
Perciò, auguri vivissimi! Il Vostro proposito è di per sé – visto lo stato di fatto – un evento controcorrente: potete anche proclamarVi a-partitici ed esserlo, beninteso, ma il Vs. proposito, rebus sic stantibus, è rivoluzionario e Vi fa onore, naturalmente, ma non Vi porterà grandi simpatie dai lodatori del ‘sistema chiuso’ attuale.
Auguri ancora perciò, ne avete/abbiamo bisogno…e andate a
http://www.ilcittadinooggi.it/L5.cfm?Id=19782
Ci ho ricevuto un regalo di Natale che non è solo per il mio caso: dà qualche speranza, in tanto grigiore, che si possa condividere in modo bipartisan la condanna della faziosità sterile e sciocca, controproducente, che è tanta parte della nostra crisi nazionale.
Buon 2008! Ci rileggeremo presto…
Francesco Antoni detto,
25 dicembre 2007 a 16:59
George Orwell diceva "If freedom of speech means anything at all, it is the freedom to say things that people do not want to hear" (Se ‘libertà di parola’ significa qualcosa, è la libertà di dire cose che la gente non vuole sentire).
La Politica (intesa come macrosistema mafioseggiante di potere) sta riempiendo gli spazi di informazione di un voluminoso nulla, di un cacofonico rumore di fondo che impedisce il diffondersi di quelle parole che, orwellianamente, "non vogliono sentire" e non vogliono far sentire.
Questo è il mio augurio per il 2008 di Prendere Parola: di non essere strumento per riempire ulteriormente lo spazio della comunicazione di ripetizione del nulla che la Politica esprime, ma di essere fedeli al principio orwelliano.
Troppi siti e giornali ripetono parole della Politica, come a darle una dignità di contenuto, troppi siti e giornali citano titoli e curricula di chi parla come a dare poi dignità al contenuto espresso. Peccato che poi questo contenuto sia…quello che la Politica vuole far sentire, quando non semplicemente rumore di fondo.
Non ho niente contro il non essere legati a nessun movimento politico, ma è inevitabile trovarsi contro il golem della Politica. Perchè al golem della Politica la libertà di parola non piace, è per lui un veleno.
mario detto,
27 dicembre 2007 a 11:21
E’ una prima bozza di riflessione: attendo qualche giorno prima della spedizione materilae: facciamogli cominciare bene l’anno…siamo cristiani.
Sarò grato per osservazioni, critiche, suggerimenti…
Vostro
m.a.
26.12.2007. Mario Ascheri scrive a Zagrebelsky, Veltroni & C.
Se 10 miliardi di euro vi sembran pochi…
La crisi a Siena ne anticipa una più ampia?
1. Una premessa personale e noiosa: da leggere per passare oltre
Un antico statuto del Comune di Siena (‘costituto’ volgarizzato del 1309-1310), oggetto di studio di un Comitato proposto al Ministero dei Beni Culturali dal Comune di Siena, mi occupa da anni come parte del più generale problema del diritto e delle istituzioni medievali, sul quale ho lavorato molto – e scritto qualcosetta di verificabile (cataloghi de il Mulino, Carocci, Giappichelli, ad esempio).
L’esclusione dal Comitato, decretata dal sindaco Maurizio Cenni e dall’assessore alla cultura Marcello Flores d’Arcais (e che ha sollevato la presa di posizione di colleghi e infine del "Corriere della sera": si veda il corsivo di Galli della Loggia in http://www.ilsensodellamisura.com al 24 dicembre), quindi, non è da un qualsiasi comitato scientifico, cosa normale, che avviene tutti i giorni per ogni studioso. Vengono in mente alcuni nomi e altri no; c’è chi si pensa abbia più tempo di partecipare e chi meno, ecc. Normale. E infatti io non mi sono mai lamentato per essere stato escluso a Siena o a Roma o altrove da comitati storici o storico-giuridici (anche della ‘mia’ Società scientifica, cioè quella italiana di storia del diritto), organizzatori di incontri sui temi più vari.
A Siena sono escluso da sempre dal comitato per il grande ospedale antico (Santa Maria della Scala oggetto di poderosi restauri perché doveva diventare, anziché un mero contenitore come nei progetti Flores, l’acropoli dell’arte senese: v. Cesare Brandi, Fabio Bargagli Petrucci, Roberto Barzanti, Pierluigi Piccini), ad esempio, come lo sono stato da quello per la Val d’Orcia sito Unesco, pur essendomi curato molto di storia del territorio.
Nessun problema, quindi, in genere. Ma l’esclusione di cui si parla è diversa, e non a caso Pierre Toubert, certo tra i maggiori studiosi francesi di Medioevo italiano (v. Einaudi, Jaca Book, Variorum Reprints ecc.) si è dimesso per protesta, e alcuni noti studiosi italiani hanno preso la penna – da Franco Cardini a Gabriella Rossetti, da Paolo Prodi a Gigliola Soldi Rondinini.
Esclusione dal tema SPECIFICO del mio lavoro di una vita solo perché sono di opposizione in Comune! Equivale alla negazione di una ‘identità scientifica’! Attuata, peraltro, proprio da chi (il Flores ricordato) dovrebbe essere professionalmente sensibile ai problemi dei diritti di cittadinanza e umani – o no, visto che ci scrive sopra? ed è divenuto il ‘suo’ tema? E se venisse escluso SOLO ED ESPRESSAMENTE PER MOTIVI POLITICI da una iniziativa importante su questo tema che farebbe? Che farebbe un’altra collega, che richiamo solo perché esplicitamente dell’entourage politico senese dello stesso Flores, come Gabriella Piccinni? Ad es. se fosse esclusa da un convegno sulla storia delle campagne senesi nel Medioevo? Si lamentò già solo perché venni interpellato dalla val d’Orcia ritenendola ‘cosa sua’, per essere nel comitato relativo! Ma questi sono piccoli dettagli…
Mi sembra corretto affermare sul piano politico-amministrativo che un’esclusione-negazione INTENZIONALE del genere è correttamente possibile solo se disposta da parte di un privato, che può benissimo non aver simpatia per questo o quello, non da parte di un ente pubblico – sia esso il Comune di Siena o il Ministero dei Beni culturali.
2. Il problema più generale da dibattere e il ‘nuovo’ PD
Nella nostra sgangherata Repubblica, ci occupiamo (a modo nostro beninteso, cioè spesso solo a chiacchere, solenni, ma che rimangono tali!) dei diritti di tutti e nel contesto-mondo, ma non ci preoccupiamo che troppo spesso quando si entra nella (ampia) sfera dipendente dalle NOSTRE Pubbliche Amministrazioni che più dovrebbero essere attente all’uso del pubblico denaro (non sempre poco), come non esistono quasi più – contro la Costituzione sempre celebrata dalla nostra ‘strana’ sinistra…- i concorsi pubblici per le assunzioni, ugualmente non ci sono più gare per un’infinità di lucrose attività come gli spettacoli. Flores ad es. così darà, a sua piena discrezione, per il 31 dicembre a Siena 306mila euro a un’associazione culturale (fiorentina: i senesi sono divenuti ‘beoti’?) con cui ha ‘concordato’ l’interventino musicale della serata: cifra enorme, vista la qualità complessiva dell’intervento, che poteva peraltro esser fatto valorizzando invece le forze culturali locali. In più, per arrivare al nostro tema, si viene in continuazione discriminati quando competenti in questo o quel campo, SOLO perché non ‘fedeli’ al regime locale in carica.
Non si creano in questo modo cittadini di serie A e di serie B, aggiungendo questa all’altra grande discriminazione (serie A e B di primo grado) già operata tra la minoranza di cittadini abilitati ad essere eletti, perché graditi alle oligarchie dei partiti (serie A), e tutti gli altri, i cittadini solo elettori, non abilitati a essere eletti (serie B)?
L’appartenenza ‘partitica’ in senso stretto, e per essere più chiari la ‘fedeltà’ di tipo feudale a questo o quel leader di partito più che alle idee (perché non è più questione di opinioni politiche, ormai spesso vaghe o inesistenti) diviene condizione per poter fruire di un’ampia gamma di opportunità; apre ad es. alle società ‘partecipate’ dagli enti locali (un’infinità, come si sa: neppure un censimento esiste, ha ammesso la Corte dei corti pochi giorni fa…), apre alle commissioni, agli incarichi professionali, alle consulenze ecc.
Questa è una consuetudine generale ‘contra legem’ seguita troppo spesso dalla destra come dalla sinistra, e portata nel piccolo caso segnalato alle estreme, ridicole, grottesche conseguenze.
Cose notissime: scopro l’America, naturalmente! Ma non è deludente che ciò venga da promotori (come il sullodato Flores) del partito nuovo, il cui leader sostiene che bisogna "cambiare, cambiare, cambiare" per resistere alla valanga dell’anti-politica? E che nel discorso di Torino ha giustamente anche parlato proprio di queste negatività della nostra vita pubblico-privata – come del resto, pochi giorni fa, lo stesso Romano Prodi?
Per uno storico del diritto e delle istituzioni è una vicenda molto istruttiva, peraltro, perché si insegna (di solito, dai più) che l’arbitrio è stato sconfitto dalla Grande Rivoluzione e che costituzioni e codici hanno segnato il trionfo di un mondo nuovo: della Legalità, dello Stato di diritto – senza parlare dell’uguaglianza e dell’art. 3 che dovrebbero essere il contrassegno del nostro sistema giuridico pluralistico, caratterizzato dal Diritto che sovrasta le leggi ‘arbitrarie’ di tutti i giorni.
Gustavo Zagrebelsky, già presidente della Corte costituzionale, scrive cose assai interessanti in materia, tra gli altri giuristi, da anni. Ebbene, egli è stato indicato come presidente del comitato scientifico da cui occasionano queste righe, ed è stato regolarmente informato degli sviluppi della querelle: che voglia raggiungerci con i suoi pensieri in proposito, non sarebbe a questo punto opportuno?
Intanto, consentite ancora qualche riga molto semplificata, a volo d’uccello, sul contesto senese complessivo, molto istruttivo anch’esso e ammonitore, perché può influire (ammesso che già non influisca) sulla vita democratica del Paese. Poche righe, dato che qualche discorso più complesso lo potete trovare in un recente articolo di Alberto Olivetti ("Liberazione", 10 novembre 2007), professore dell’Università di Siena, su una ‘querelle’ assai più grave (sulla cementificazione di una valle a sud di Siena per abnorme ampliamento dell’attività aeroportuale), ma coordinata per l’ispirazione (pura arroganza) a quella segnalata.
3. Siena contemporanea: un profilo sommario
Siena è stata fino agli anni ’90 una città grosso modo ‘normale’, pur se caratterizzata in modo positivo, oltreché dalla civiltà degli abitanti e dall’arte e struttura monumentale antica, dalla grande ricchezza occupazionale e dal patrimonio accumulato della banca MPS.
Questa era co-gestita finché è stata banca pubblica (appunto fino agli anni ’90) essenzialmente da DC-PCI, con nomine in parte governative (centrali) che equilibravano quelle delle giunte di sinistra al governo delle istituzioni locali ininterrottamente dal dopoguerra.
L’occupazione e i profitti distribuiti (ma il più veniva tesaurizzato a riserva o per comprare altre banche e immobili) dalla banca assicuravano con l’università, l’ospedale e l’istituto Sclavo un largo benessere.
Tutto cambia con la privatizzazione della banca, concomitante con il nuovo potere ‘podestarile’ dei sindaci, che divengono arbitri delle nomine pubbliche. Arriva Caltagirone, mentre si fa una Fondazione ricchissima (tra le dieci più ricche del mondo?) per effetto della vendita di mezza banca con uno statuto che la mette dal 2001 nelle mani del sindaco di Siena!
Aumentano con ciò vertiginosamente i fondi di cui la Fondazione dispone senza render conto a nessuno. Ha distribuito in regali vari come contributi ordinari (poi ci sono quelli straordinari…) per Natale 2006 circa 200 milioni di euro, divenuti nel 2007 ‘solo’ 170 per qualche infortunio fiscale: quasi tutti distribuiti in una città ormai di solo 53mila abitanti, si badi! Siena ha finito di essere una città ‘normale’…
Come regalare a Roma, proporzioni fatte (a misurare solo 50 volte tanto), una sommetta come 10 miliardi di euro… Pensate all’impatto politico-sociale enorme di cifre del genere, in termini di benessere, ma anche di clientelismo…!
Capite perché può essere anche la città che dona un concertino gratuito della Pausini da mezzo milione di euro l’anno scorso (ora ci sono quei 306mila euro ‘arbitrari’…) o che ha ridato il governo al DS Cenni nel 2006 pur essendo stato assai discusso per la gestione precedente?
Ma al tempo stesso è la città che paga più tasse, che è vittima di una cementificazione selvaggia che assedia il centro storico, di insicurezza e invivibilità crescente, e che in più deve subire umiliazioni significative, impensabili anche solo pochi anni fa. Ultima quella degli auguri di Natale 2007 fatti NON ai cittadini, ma alle associazioni che ricevono le regalie della Fondazione, e per di più in quest’ordine. Traggo dall’eloquente cartoncino d’invito (obbligatorio per accedere):
MPS banca, Fondazione MPS, Comune, Provincia!
La quale banca peraltro, e guarda caso, è all’origine del discusso progetto di ampliamento dell’aeroporto sul quale verte l’articolo di Olivetti già ricordato…
Intanto, il sindaco Cenni, che controlla la sullodata Fondazione con le sue nomine (ed è dipendente della banca, sia pur in aspettativa, bontà sua!), sostiene che non si può chiederle neppure un documento informativo (ad es. sulle domande di contributo scartate: anche per mancanza di copertura politica?) perché è ‘privata’ eppertanto ne va rispettata la ‘autonomia’!
Il che lo si deve in larga misura a Giuliano Amato, un altro che conosce assai bene Siena e ancor meglio la banca essendo stato eletto qui a suo tempo…
4.Una Repubblica delle banane?
A tutto questo va aggiunta la ciliegina. La città vive in una sorta di black out informativo che la contrassegna come una ‘democrazia vigilata’, o ‘bloccata’ se preferite di cui ha fatto le spese anche un libro di mio figlio Raffaele pubblicato alla macchia e dedicato a ‘La casta di Siena’ sul quale si può ascoltare un’intervista a Radio Radicale andata in onda il 26 dicembre alle 11 e caricata sul sito il 21 dicembre a
http://www.radioradicale.it/searchx/www?scope=1&query=ascheri&groups=22,21
Il fatto incontestabile (e scandaloso, com’è ovvio) è che i media sono rigorosamente allineati. Possono segnalare qualche disfunzione settoriale dell’Amministrazione e lo fanno anche, cosa opportuna peraltro per darsi una verniciata di attendibilità con i lettori meno provveduti, ma ogni giorno sono tutto un peana per il MPS banca e per la Fondazione.
E non si parli giammai di dibattito politico a più voci… I confronti sono finiti dagli anni Ottanta in città. La kermesse politica principale dell’anno (finché non è stato inventato il ‘Buongoverno’ di cui si parlerà, fatto con soldi pubblici e privo della memoria ‘rossa’) è sempre stata ed è rimasta l’interminabile festa dell’Unità alla Fortezza medicea (già significativo come luogo: a simboleggiare la continuità del dominio sulla città?), che consentiva una passeggiata delle star dei partiti di governo sapientemente calibrata nelle comparse. Come sempre.
Le liste civiche inviano valanghe di comunicati sul loro difficile lavoro di contestazione (siti: listecivichesiena.it, impegnopersiena.it, liberasiena.it), per la chiarezza, legalità e trasparenza democratica in città, ma rimangono regolarmente inevasi. Le elezioni 2006 si sono svolte nella massima ‘impar condicio’ anche se ci sono a Siena tanti ‘comunicatori di massa’ professionisti. Peccato che facciano parte organica del sistema di potere, che si è creato anche, ‘ad abundantiam’, il proprio organo di informazione (Metìs) distribuito gratuitamente.
Basti, all’università, il nome di Omar Calabrese, lautamente retribuito come garante della comunicazione a livello regionale, ma attento come intellettuale di ‘servizio’ a non dire una ‘a’ sulla situazione senese, e quello di Maurizio Boldrini, portavoce tra l’altro del ‘Buongoverno’ (cui stiamo per arrivare) e dell’aeroporto ricordato (già onnipotente portavoce del rettore Tosi e della Crui quando ne era presidente), cui si era ingenuamente chiesta un’analisi della ‘par condicio’ nel periodo elettorale. Un altro giornalista, ben noto in città, dirige un quotidiano facendo l’operatore del marketing politico, specialista nel costruire il consenso attorno ai vari Mussari (banca) e Mancini (Fondazione) e nel bersagliare senza pietà i loro avversari.
Se ci fosse un indice della libertà e vivacità dei media senesi non si potrebbe che parificare Siena a una repubblica delle banane. Altroché al settimo posto (ma è stata già prima…) dell’indice del Sole24ore 2007, che non tiene conto, ahimè, della pulizia morale dell’habitat!
5. Dal sistema Siena al sistema Paese
E infatti qui vengono le note più dolenti. Per i motivi più vari, i media nazionali, di sinistra ma anche di destra, rifiutano qualsiasi comunicato o notizia critica proveniente da Siena! Sarà la pubblicità della banca? saranno gli inviti e incarichi dal corso di laurea in Scienze della comunicazione e in altre Facoltà o per questo o quell’incarico e indagine? o per iniziative (non solo gastronomicamente interessanti) come la recente 9 giorni di spettacolini e dibattiti ‘Alla ricerca del Buongoverno’ – in generale, non quello senese, naturalmente -, una cosetta da mezzo milione di euro almeno che ha coinvolto esponenti soprattutto del PD ma anche un Ferrara e un Socci, e non, ovviamente, esponenti del dissenso locale! O sarà l’ideologia appagante del progetto PD, o il mito del buongoverno tradizionale di Siena?
Fatto sta che si può segnalare il caso Monticchiello, ma esso non che è la punta dell’iceberg della cementificazione (aeroporto compreso) che minaccia seriamente di sconvolgere lo straordinario habitat costruito sapientemente nei secoli. Il boom del mercato immobiliare ha attratto enormi capitali da ‘fuori’, i cui ghiotti manovratori hanno anche capito al volo le risorse a portata di mano che Siena offre generosamente a chi ha gli agganci giusti… Intanto, si sa di inchieste da Firenze sul riciclaggio di danaro sporco via ‘sviluppo’ edilizio generosamente promosso dalle provvide amministrazioni locali toscane: sempre attente al problema occupazione (e meno alla sicurezza nei cantieri…).
Ma persino Italia Nostra nazionale, qui riunita al capezzale della cementificazione trionfante, non sfonda sulla stampa nazionale su questi temi.
Non meraviglierà allora che neppure la lettera di Cardini-Prodi e di altri sul mio pur piccolo caso non sia stata ripresa da alcun mezzo di informazione (neppure dalla "Padania", per fare un esempio limite…), salvo da Galli della Loggia nel quadro coerente dei suoi corrosivi corsivi, come è avvenuto prima per un altro piccolo ma significativo fatto scandaloso che ha di nuovo Flores come protagonista.
Per le chiaccherate di ‘Alla ricerca del Buongoverno’ ricordata, a settembre si doveva pensare a un logo. Incentrata com’era sulla (ovvia) ‘pace’, sarebbe stato altrettanto ovvio pensare alla splendida e melanconica ‘Pace’ (alla Pierangelo Schiera) rappresentata nel ciclo del Buongoverno del Lorenzetti, per di più già usata dal club Unesco per focalizzare l’interesse su Siena (sito Unesco infatti, cosa puntualmente dimenticata dalla coltissima giunta attuale…).
Poteva essere scontornata quella Pace da un qualsiasi studente, ad es. di Scienze della comunicazione, come esercizio di alfabetizzazione al computer.
No, niente. L’assessore ha preferito spendere 6mila euro per far riprendere da un pittore milanese la ‘Sicurezza’ dell’affresco che ha interpretato così bene la committenza da sostituire la forca che nel linguaggio del tempo era minacciata per garantire la sicurezza con… una bella quercia – ovvio simbolo dei DS che divenivano così simbolo di tutta la kermesse, fondamento quali sono del Buongoverno toscano!
La volgarità dell’intervento mi ha fatto scrivere al Ministro per sapere fino a che punto un ente pubblico può storpiare un’opera d’arte importante di cui sia proprietario: quante altre volte potrà ancora succedere con tutti i Flores a piede libero…? Interverrà il Ministro? Vedremo…
Intanto questa paginette le invio anche ai responsabili del DP a livello nazionale e a livello toscano. Non si dica che non sono stati messi al corrente di quel che i loro illuminati sostenitori a importanti livelli locali fanno quotidianamente…
6. Quesito finale
E’ il più grave di ogni altro. Fino a che punto gli elementi di ‘inquinamento culturale’ (diciamo così, benevolmente) ormai consolidatisi a Siena rimarranno limitati a Siena, o finiranno incrociati, incrociabili come sono, con i capitali del cemento ed eventuali interessi al finanziamento occulto dei partiti?
La scioltezza (per così dire) ormai garantita dalla legge nell’amministrazione di grandi fondi, e ampiamente utilizzata a Siena, può non provocare danni più ampi?
Come può non essere un catalizzatore di interventi interessati da fuori?
Una affollata (di docenti) Facoltà di Lettere con tanti fiorentini (ad es.) e con tanti legami extra-culturali (per sintetizzare: stampa, affari politici ecc.), una Fondazione e una Banca così importanti con tanti ‘estimatori’ fuori sede quanto possono estendere i loro ramificabili influssi? Pensiamo ad onorevoli locali: da Bassanini e Amato alla Bindi, ma anche a personaggi come D’Alema tanto presente per anni in città… e Fassino non lo è per via coniugale: della Serafini?
Il caso della piccola ma potente Siena, quindi, fino a che punto non è anche un caso di rilievo nazionale?
Fino a che punto può essere trascurato senza tradire una colpevole leggerezza, senza significare una vera e propria incoscienza democratica?
Rifletteteci, e dateci una mano per quanto potete in ogni sede possibile!
I rischi sono gravi per tutti, credete. Anche, e forse soprattutto, per il nascente PD…
Cordialmente
Vostro
Mario Ascheri
Cons. com. di Libera Siena
Docente nell’Università di Roma Tre
Facoltà di Giurisprudenza
Francesco Antoni detto,
3 gennaio 2008 a 11:22
Non che sia un grandissimo fan di Beppe Grillo, ma è da far notare che nel suo discorso di fine anno il tema è il prendere parola e la liberà di stampa.
Non a caso. Un buon augurio per "Prendere parola", forse ha azzeccato proprio il tema dell’anno. Ancora più a livello locale dove, diciamoci la verità, siamo a livello di presa di c**o. (** = "ul").
Discorso di fine anno di Beppe Grillo:
Discorso di fine anno.
Testo:
"Italiani! E’ finito un anno strepitoso! A settembre li abbiamo messi in crisi tutti, stanno delirando!
Però non sta andando male: è un Italietta che è in coma da 15 anni. Dal 1992 è tenuta in cura farmacologica da parte dei media. Dal 1992, da quando sono esplosi Falcone e Borsellino, non c’è più né Paese né altro. Il tritolo è scomparso, ma i magistrati scompaiono in un altro modo. C’è stata la corruzione della mafia! Chi se l’aspettava? La mafia corrotta dall’interno dalla politica, c’è stata questa fusione straordinaria, quasi nucleare. Si sono compattati. E’ un Paese che non capisce più dove vuole arrivare. Dov’è, cos’è. Siamo strangolati da due bandiere.
Io vorrei capire se sto delirando io o se c’è qualcosa che non quadra. Quello che non quadra è che non sappiamo più le cose che ci servono per fare una vita normale. Sappiamo milioni di stronzate che ci vengono catapultate ogni giorno dai giornali, dai media, dai telegiornali, dalle televisioni ma delle cose che ci servono – l’acqua pubblica o privata, l’energia, la connettività, i rifiuti cosa sono, da dove vengono, come fare a non farli, gli inceneritori – non sappiamo nulla, delle cose che ci cambiano veramente la vita. Allora cosa fare?
Bisogna cominciare a vedere chi è il nemico: nel V-Day scorso, dell’ 8 settembre, non si sono incazzati tanto i politici, ma i giornalisti, questa casta di gente, la vera casta che c’è in Italia. Ve ne siete accorti, no? Migliaia di schiavi vergognosi, messi li a pecorina, a 90°. Una cosa indegna.
Si somigliano tutti, non li distingui più se non quello grasso da quello magro. Riotta è uguale a Mimun che è uguale a Belpietro che è uguale a Giordano che è uguale a Fede. Sono tutti uguali. Si distinguono le élite di questi grandi maggiordomi. Quelli che parlano di libero mercato, che ogni tanto dicono qualcosina e poi rientrano subito. Sono meravigliosi. Parliamo di Scalfari, di Pansa, di Romano, di questi sarcofaghi dell’informazione che scrivono lenzuolate di editoriali che nessuno legge. Dei giornali vengono letti i titoli e i sottotitoli, l’informazione si fa con lo spazio, i centimetri. Bisognerebbe misurare coi righelli le informazioni.
E’ una poltiglia dove si sono mischiate imprenditoria, politica, mafia e media. Vai in un consiglio d’amministrazione di un giornale e ci sono gli imprenditori, vai in un consiglio d’amministrazione di una banca e ci sono imprenditori, politici e giornalisti. Un giornalista può diventare deputato. Altro che conflitti di interessi, siamo andati oltre. Sono tutte uguali, le società. Prendi la Fiat: se non era per la cassa integrazione, cioè l’intervento dello Stato, sarebbe fallita dieci anni fa e adesso va avanti con le Equity Swap. L’Eni e l’Enel sono dei monopoli di fatto. La Rai è uguale a Mediaset.
L’unico modo di far cambiare veramente questo Paese, secondo il mio punto di vista prima che diventi pazzo del tutto, è battere dove c’è la ragione della democrazia, dove dovrebbe essere tutelata: l’informazione. Scomparsi i grandi giornalisti come Biagi, Montanelli e altri, non ci rimane più nulla.
Ecco perché farò il V-Day prossimo il 25 aprile: il giorno della Liberazione. Liberiamoci da questa informazione, liberiamoci da questa gentaglia. Gli togliamo i finanziamenti, vediamo di impostarla bene perché la mia vita ormai è su queste cose. Perché il compito che mi sono messo in testa non è di fare politica. Oggi sul Corriere della Sera sono indicato come il secondo politico, dopo Veltroni al 50%. E’ questo il nostro Paese: io sono uno dei più grossi politici che ci sono in Italia! Se facessero la classifica dei comici sarei in decima o quindicesima posizione, ci sarebbero i politici al primo posto. Il V-Day bisogna farlo su questo: togliere i finanziamenti ai giornali. Il 25 aprile del 2008 ci sarà una liberazione vera, in tutte le città succederà qualche cosa. Dovremo far succede qualcosa, con i media in silenzio e ci mancherebbe che ne parlassero. Sarà la loro condanna.
Vi do appuntamento al 25 aprile per avere un’informazione libera in un Paese finalmente libero e ricominciare dall’inizio. Liste civiche e cittadini informati, abbiamo bisogno di questo non di politici. Cittadini informati che sappiano le cose, che si occupino del loro quartiere e delle loro città, che non le lascino svendere da questi partitini e da questi piccoli servi della politica. Abbiamo bisogno di cittadini liberi, di un’informazione libera per essere un Paese libero.
Italiani!!! Coraggio, coraggio verso la catastrofe ma sempre con ottimismo." Beppe Grillo
Francesco Antoni detto,
10 gennaio 2008 a 11:24
La stampa che manca in Italia (e a Siena) è quella del giornalismo d\’indagine tipica dei paesi anglosassoni. Nel Regno Unito, negli Stati Uniti, la stampa ha il potere di far dimettere da pubblici incarichi semplicemente scoprendo bugie o mezze verità del presente o del passato. Certo,in questi paesi c\’è anche il buon gusto di dimettersi o di far dimettere dal proprio gruppo politico una volta che sia evidente un errore: dalle nostre parti un po\’ meno (penso soltanto a Bassolino che, sommerso dai rifiuti si bea della sua poltrone di saggio del partito democratico).
Dalle nostre parti sembra mancare totalmente il concetto di responsabilità personale, che è sostituito da una ben più italica \"impunità\".
Sul Corriere di Siena recentemente (vedasi articolo completo sul http://www.campodelleidee.org) l\’Arch. Valacchi ha smentito l\’Arch.Mezzedimi sul fatto che l\’edificio lineare (…ma come si fa – per inciso – a chiamarlo \"lineare\"?) sia stato costruito senza variazioni rispetto al progetto originale.
Domanda: L’architetto Fabrizio Mezzedimi in un recente articolo ha sostenuto che il numero dei piani e le altezze sono state variate, rispetto al progetto iniziale. E’ vero?
Risposta: "Assolutamente no. Nella proposta progettuale del concorso erano indicati quattro ordini di finestre. Dovrebbe saperlo bene l’architetto Mezzedimi visto che è tra i firmatari del concorso e tra i principali estensori del progetto di piazzale Rosselli. Il piano regolatore Secchi ci chiede di specificare superfici, destinazioni; non indica altezze massime ma prevede tre piani. Prima del rilascio della concessione, con delibera consiliare n°106 del 27 marzo 2001, fu aumentato da tre a quattro il numero dei piani della porzione di edificio lato viale Sclavo mantenendo le medesime altezze. Per meglio specificare fu consentito di realizzare un piano in più, pur mantenendo la medesima altezza esterna, cioè di variare quella interna, per realizzare uffici pubblici alti tre metri anziché 4,50. Quest’ultima è l’altezza dei piani della parte commerciale.
Gli edifici laterali in mattoni erano già previsti più alti rispetto al corpo centrale. Il progetto prevedeva di essere in "linea" con la torre dì luce, e anche questo è stato rispettato.
Uno dei corpi laterali è stato rialzato, alla fine, di un metro per dare migliore collocazione ad uno specifico e particolare spazio pubblico che vi troverà sede.
Nessun piano in più come fatto intendere dunque, solo un metro più alto e comunque il tutto rimane più basso della torre di luce".
(fonte: website dell\’Associazione \"Campo delle Idee\").
Ci troviamo di fronte ad una classica situazione nella quale non è possibile che tutte e due le persone dicano la verità. La giornalista (Gaia Tancredi) – molto intelligentemente – pone la domanda in modo elementare, in modo da non lasciare modo di evadere la risposta: chiede \"E\’ VERO?\". E la risposta è altrettanto chiara: \"NO\". Quel che dice l\’Arch. Mezzedimi non è vero.
Veniamo dunque al giornalismo che vorrei: a questo punto scatta un\’inchiesta, un\’analisi dei documenti citati, una contro intervista con raccolta dati perchè…perchè qualcuno sta mentendo! Questo è fondamentale per i cittadini, non le opinioni di tal cattedratico o di tal assessore. La verità.
In Italia la stampa si ferma a riportare le parole. Manca completamente una stampa d\’inchiesta. Non si vuole disturbare nessuno. E così si hanno le doppie e le triple verità. Adanno dei cittadini.
E\’ chiaro che l\’edificio lineare ormai non si può distruggere, ma è importante che il giornalismo locale si alleni, per la prossima evenienza a scavare su passato e presente di quel che i personaggi \"pubblici\" dicono.
Non è possibile che sia vero tutto e il contrario di tutto.
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E adesso permettetemi una chiosa di contenuto sull\’Edificio Lineare. A leggere l\’intervista all\’Arch. Valacchi lo scempio della zona di Viale Sclavo è tutto da addossare ad un piano degli anni 90. Ma vi pare sensato e logico che una città viva, ragionevole, amante della propria identità debba coscientemente fare degli errori perchè sta scritto in un documento di 20 anni addietro? Ma non è mica la Costituzione – che per altro anch\’essa si può modificare!
Siamo veramente in un mondo kafkiano dove la burocrazia non ce la fa neppure a ribellarsi a sé stessa?
Forse pare più facile che ci siano dietro degli interessi. Ma non ho prove in mano, soltanto il rasoio di Occam. Per le prove attendo – invano – delle inchieste giornalistiche.
Mario Ascheri detto,
28 gennaio 2008 a 11:27
Non entro nella questione edifico lineare, essendo stato presentato tra gli altri da me un esposto all’autorità giudiziaria il 1 novembre u.s. e pochi giorni fa la polizia giudiziaria ha proceduto al sequestro di molti documenti che lo riguardano in Comune.
Volevo solo porre qualche problema sulla situazione dell’informazione a Siena.
1) Un semplice confronto tra quanto ha caricato e carica il sito listecivichesiena.it e quanto compare nei media senesi mostra che sono, come dire, fortissimamente ‘selettivi’ – in modo a noi sfavorevole, specie per le cose più importanti e significative politicamente (chiarezza, trasparenza, legalità ecc.);
2) Non è stato solo Raffaele ad essere ignorato (il Corsiena si è svegliato a un mese e mezzo di distanza perché Repubblica e unità di Firenze ci stavano additando al pubblico ludibrio da Repubblica sì, ma delle banane qual siamo);
3) Abbiamo segnalato nei siti i casi del logo artefatto a fini politici e quello della mia esclusione dal comitato costituto, che ha avuto riflessi importanti per la quesitone di principio che coinvolge sul CORSERA tra il 24dic. e il 2 gennaio senza riflessi se non del tutto incomprensibili sul Corsiena;
4) Ma non sono i media che più devono preoccupare: cambiando il vento, si riabitueranno alla libertà…speriamo; è la reazione degli intellettuali: dall’Università il silenzio assoluto; si continua con fini esercitazioni di narrativa o di divagazione variamente sociologica senza nessun rapporto con la realtà senese attuale;
5) Manca l’abitudine al confronto ormai: Voi avete caricato gentilmente la mia rapida analisi della crisi senese in questo blog, ma anche qui nessuna reazione; tanquam non esset! non è significativo? è un dialogo tra sordi: temo proprio di sì.
Vostro
Mario Ascheri
Massimiliano detto,
16 febbraio 2008 a 11:35
Ci risono anch’io….forse a qualcuno non farà piacere il mio raid nel blog.
Forse non sono dotato della "patente" giusta. A leggere l’introduzione di Gregorio vedo che non è cambiato niente dalle "precedenti esperienze" (ci si mantiene nel vago…chissà perchè!?).
Di buono c’è che si esplicita che verrà adottato un certo filtro agli artoli e non ci si vergogna a pronunciare la parola "censura", perchè "volendo offrire un simile servizio non ci si può sottrarre alla responsabilità di moderazione e perfino di censura [sic!], per evitare che il disegno di uno spazio libero si trasformi in un inutile ammasso di insulsaggini".
Naturalmente il concetto di "insulsaggine" è ad assoluta discrezione di chi amministra il blog. Naturalmente.
Ecco, questa è l’ennesima qualità del confronto dialettico senese. In questo caso almeno è CHIARO:finalmente qualcuno dice (ESPRESSAMENTE) che se non gli piace cosa scrivi,ti censura (anzi si mette per giunta in cattedra a correggerti lessico e sintassi, valutando la "leggibilità" di quello che scrivi). In questo, almeno, a differenza delle "precedenti esperienze", c’è chiarezza. Per il resto la solita melassa: il tentativo di "elevare" la discussione, frustrando i picchi di verità, che in una logica democratica di vero confronto, spesso sono caratterizzati anche da vis polemica. Che tuttavia pare dover essere bandita.Perchè sconveniente.
Ci sono momenti in cui però – voglio ricordarlo – dire la verità è un atto davvero rivoluzionario, fuori dagli schemi. Vorrei dire: coraggioso.
Vorrei capire per esempio la necessità di creare un blog simil "alle precedenti esperienze": quali le novità?
Mi pare un punto importante da cui partire, perchè riguarda un tema essenziale non solo per Siena ma per la vita democratica stessa di una società. è cioè la libertà di esprimere le proprie idee SENZA CONDIZIONAMENTI. Di NESSUN tipo.
Come al solito, sono in attesa di risposte.
Un saluto a tutti.
Gregorio detto,
19 febbraio 2008 a 11:37
Non mi voglio mettere in competizione con nessun detentore di Verità quindi sarò breve: filtreremo articoli e commenti così come ci parrà opportuno e non consentiremo l’affossamento di questo sito con il moltiplicarsi di interventi di nessun interesse e di deliri vari.
Questo proprio per tutelare la libertà di parola di chi ha qualcosa da aggiungere su qualsivoglia tema, proteggendolo dall’essere sommerso dalla grafomania altrui.
Il giudizio sta a chi impiega il proprio lavoro nella gestione del luogo di discussione: se qualcuno lo trova improprio può inserire le proprie perle di saggezza altrove.
Prendere Parola è condizionato esclusivamente da coloro che fanno parte della redazione (vedi http://www.prendereparola.org/chi_siamo.php).
Al momento sembra che solo alcune persone ritengano di intervenire, ma confidiamo che ciò sia dovuto alla poca pubblicità che abbiamo dato al sito fino ad oggi.
Invito tutti a non moltiplicare gli interventi ribadendo l’ovvio o ripetendo cose che sono leggibili su una miriade di altri siti: non siamo disposti a lasciar monopolizzare questa risorsa a nessuna specifica parte politica e, ovviamente, a nessuna singola persona.
Se ho omesso qualcosa in questo chiarimento sono pronto ad essere più preciso e puntuale su richiesta.
Un caro saluto,
G.